Santo Spirito incontra Ercole de’ Roberti e Lorenzo Costa. Da Schifanoia ai Diamanti

Metti un sabato pomeriggio in visita a una mostra che parla di un periodo in cui ogni anno a maggio, anzi a dirla tutta per 365 giorni all’anno o poco meno, chiunque viva la vita di contrada, anche di riflesso attraverso parenti, amici e conoscenti, prova a immergersi: il Rinascimento ferrarese, e non solo.

Eccoli lì, davanti a te, gli artisti che hanno realizzato il Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia che ispira tutto il Palio di Ferrara.

Rinascimento a Ferrara. Ercole de’ Roberti e Lorenzo Costa”, visitabile a Palazzo dei Diamanti fino al 19 giugno 2023, è l’occasione per tuffarsi ancora una volta in quel momento storico, grazie a questi due grandi artisti interpreti del Rinascimento italiano. Sono esposte oltre cento opere, alcune mancavano dall’Italia letteralmente da secoli, e provengono da musei e collezioni di tutto il mondo.

Noi del Rione Santo Spirito abbiamo avuto una guida speciale, il nostro socio Vasilij Gusella, che è conservatore alla Fondazione Ferrara Arte e che ha contribuito a pensare, realizzare ed allestire questa mostra, ideata da Vittorio Sgarbi e Michele Danieli.

La voce di Vasilij ci ha accompagnato attraverso la vita e le opere prima di Ercole de’ Roberti (Ferrara c. 1450 – 1496) e poi di Lorenzo Costa (Ferrara, 1460 – Mantova, 1535).

Tutto comincia nella prima sala, dal mese di settembre di Palazzo Schifanoia, a cui Ercole lavora appena 19enne e dove dimostra già tutto il suo talento e il vento di forte novità che porta con sè: dinamismo, contorni spigolosi e geometrici, un “cubismo furente e immaginoso”.

In questa sala e in quella successiva si ritrovano i suoi maestri, i contemporanei a cui si ispira: Gherardo da Vicenza già maestro dell’agosto, il Maestro dagli occhi spalancati, Andrea Mantegna, con le sue figure collocate all’interno di un’architettura e le stoffe decorate, lo scultore Niccolò Baroncelli, e l’artista ufficiale della corte estense nel momento in cui Ercole sale sui ponteggi di Schifanoia: Cosmè Tura e i suoi dipinti pieni di simboli allusivi del sacrificio che vogliono aiutare a comprendere meglio il significato delle sue opere.

Il mese di settembre di Palazzo Schifanoia – Ferrara

Attorno al 1470 Francesco del Cossa, altro maestro per de’ Roberti, lascia Ferrara e si trasferisce a Bologna e il suo allievo lo segue. Appartengono a questo periodo le opere delle sale successive, tra cui:

– la predella con i Miracoli di San Vincenzo Ferrer che realizza per il polittico Griffoni nella Chiesa di San Petronio e che oggi è conservata ai Musei Vaticani

– la Maddalena piangente, unico frammento rimasto, dopo un incendio, della decorazione della Cappella Garganelli nella cattedrale di San Pietro a Bologna

– il dittico nuziale che ritrae Giovanni II Bentivoglio e Ginevra Sforza e che Roberto Longhi definisce “il più bello del ‘400 dopo quello di Piero della Francesca di Federico da Montefeltro e Battista Sforza”

Il dittico Giovanni II Bentivoglio e Ginevra Sforza

 

La nostra guida Vasilij Gusella

Ferrara, Bologna e di nuovo Ferrara: l’ultimo decennio della sua vita Ercole de’ Roberti lo passa come pittore di corte degli Estensi. Di quel periodo purtroppo resta poco e qui in mostra è possibile vedere:

– il dittico che appartenne alla duchessa Eleonora d’Aragona, con Adorazione dei Pastori, Visione di San Girolamo, Stimmate di San Francesco, Deposizione dalla Croce. I piccoli quadri “nascono” chiusi a libro e avvolti in una coperta, come un vero e proprio breviario per la duchessa.

Bruto e Porzia, opera scelta anche come locandina della mostra, e Lucrezia, Bruto e Collatino.

Bruto e Porzia

Ercole de’ Roberti muore a 45 anni e Lorenzo Costa, di dieci anni più giovane, ne raccoglie l’eredità e ne continua lo stile, soprattutto nelle opere giovanili: le Storie degli Argonauti, qui riunite per la prima volta ma anche l’Adorazione del Bambino. Questo primo periodo si chiude con una successione di pale d’altare degli anni Novanta del Quattrocento.

Durante un lungo soggiorno a Bologna la pittura di Costa cambia, inizia a prevalere la morbidezza (vedi lo Sposalizio della Vergine). Stavano arrivando nuovi stimoli da artisti del centro Italia come il Perugino, stavano arrivando Leonardo e Raffaello con nuovi colori, forme e grazia.

Nel 1506 Lorenzo Costa resta senza lavoro e i Gonzaga restano senza Mantegna: inizia il suo periodo mantovano, quello più lungo ma forse anche quello meno conosciuto e a cui sono dedicate le ultime sale della mostra, con opere come: la Veronica, il Ritratto di cardinale fino all’ultima opera nota, la Madonna e santi per la chiesa di San Silvestro a Mantova, datata 1525 e che si può considerare il suo testamento pittorico, donata per potersi assicurare, dieci anni più tardi, una degna sepoltura proprio lì.

Piccoli contradaioli imparano

 

Vasilij docet

 

Un uomo solo al comando

 

Generazioni

Siamo alla fine della mostra e nel pieno di una nuova epoca: tutti gli artisti si guardano attorno, trovando un linguaggio per unificare la pittura italiana nel Rinascimento.

La mostra è aperta tutti i giorni, dalle 10.00 alle 20.00, maggiori informazioni su www.palazzodiamanti.it

Ricordiamo che esiste una convenzione tra Ente Palio e Ferrara Arte per la riduzione del biglietto di 3 euro riservata ai soci delle contrade, presentando uno specifico tagliando che si può ritirare nelle sedi di borghi e rioni.